Metal italia

L'operato dietro alla consolle di un produttore celebre ed esperto come Sascha Paeth (Kamelot, Rhapsody) non aiuta purtroppo i gothic rockers olandesi Asrai ad elevarsi da uno status che pare essere destinato a rimanere quello di gruppo underground ancora per qualche tempo. La band si è formata addirittura nel lontano 1985 dalle generi di alcune formazioni dark wave e punk e da allora ha cercato - con risultati decisamente altalenanti - di sposare le proprie radici con un approccio più vicino al metal. "Touch in the Dark", full-length uscito nel 2004 per Transmission, era stato accolto in maniera piuttosto freddina, e purtroppo siamo dell'idea che anche al nuovo "Pearls In Dirt" toccherà più o meno la stessa sorte. Abbiamo infatti a che fare con brani che sarebbero potuti essere composti da una cover band dei Sisters Of Mercy, irrobustiti però, in modo alquanto infantile, da delle chitarre simil-Lacuna Coil. Se non fosse per la voce della frontgirl Margriet, a volte si potrebbe pensare anche ad una nuova raccolta di esperimenti "commerciali" dei decaduti Crematory, ma qui fortunatamente non c'è traccia di growling vocals (ci mancavano solo quelle!). Ci spiace per gli Asrai, ma c'è ben poco di interessante in questo loro nuovo album: preferiamo di gran lunga andare a riascoltare "Floodland".

Recensione di Luca Pessina 
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Raw and Wild

:: Asrai - Pearls in dirt - (Season Of Mist – 2007)
“Pearls In Dirt” è un disco che vi colpirà sin dal primo, superficiale, ascolto, tanto che credo di non sbagliarmi nel definirlo il più bel disco gothic dell’anno. Intendiamoci, di heavy metal in questo album ce n’è ben poco, ma la commistione di elettronica dal flavour vampiresco, suggestioni pop e atmosfere oscure è veramente ben riuscita. Il combo olandese guidato dalla vocalist Margriet, per chi non lo sapesse attivo sin dagli anni ’80, è riuscito nella ardua impresa di realizzare un album di gothic rock moderno, fresco, e anche autoironico, perché la loro musica non cade nell’errore di riproporre sterilmente gli stilemi di mostri sacri della scena gothic quali Mission e Bauhaus, ma abbandona la cupezza e la tristezza tipica degli anni ’80 in favore di un sound più radiofonico e, perché no, fumettistico. Il singolo “Sour Ground” la title track “Awaken”, tanto per citare due brani, sono pezzi da brivido, mixati con una perfezione maniacale dal bravissimo Sascha Paeth, produttore che ha il merito di aver regalato la celebrità ad innumerevoli band.
Insomma, se volete ascoltare dell’ottimo gothic rock che non deprima e non instilli nelle vostre menti tendenze suicide, ma che abbia solo la pretesa di far divertitre, allora procuratevi l’ultimo lavoro degli Asrai.

Marco Cramarossa
www.rawandwild.com